6 Nazioni, coach Roberto Manghi: 'La Nazionale ha il suo appeal, ma l'interesse per il rugby è fermo. Non basta un Olimpico pieno'

31/1/2018

 

 

La redazione di therugbychannel.it, in vista del 6 Nazioni, ha raccolto alcuni commenti tra gli addetti ai lavori della pallaovale italiana. E' la volta di Roberto Manghi, Head Coach e Direttore Generale di Reggio, che di certo non è uno che la manda a dire.

 

Roberto Manghi, Head Coach nonché Direttore Generale di Reggio. Innanzitutto, un suo parere sul gruppo che compone la Nazionale italiana.

"Sicuramente è una squadra con parecchi giovani, che devono ancora esprimere il meglio di loro. Dunque ci sono buone possibilità di crescita e, soprattutto, che ci possano anche stupire".

In particolare, chi potrebbe essere la rivelazione del torneo, tra le fila degli azzurri, specie fra i tanti giovani?

"Ritengo che sia una squadra che abbia un ottimo collettivo, e visto che tutto gira ancora attorno a Parisse, il fatto di dire ad oggi chi sia il migliore fra questi, lo devono ancora per il momento dimostrare. E' un gruppo nuovo, che se ad un certo punto comincia ad avere una mentalità vincente, ha tutte le caratteristiche per poter far bene".

Per gli azzurri sarà un debutto davvero tosto, perché è ben vero che giocheranno all'Olimpico a Roma, in casa quindi, di fronte ad un pubblico da sold out, però affronteranno l'Inghilterra, da molti indicata come la favorita del Torneo.

"Diciamo che è tanto, tanto dura. L'Inghilterra, appunto, è la squadra favorita, ed oltretutto, in questo momento, ha proprio l'ambizione di vincere ancora il 6 Nazioni e sicuramente ha tutte le forze fresche e sarà, come detto, una partita molto dura. Però, giocando in casa, una piccola probabilità di poterci riuscire, bisogna tirarla fuori".

Che cosa pensa delle altre Nazioni partecipanti?

"Penso che questo torneo se lo possa aggiudicare ancora l'Inghilterra, o altrimenti anche la Francia, la quale ha un nuovo coach, ma soprattutto ha voglia di far bene e poi può essere lei l'outsider".

In base alla sua esperienza di allenatore nonché di dirigente di una squadra di rugby di Eccellenza, quanto è aumentato l'interesse nei confronti di questo sport da quando l'Italia è entrata a far parte del 6 Nazioni?

"In realtà abbiamo un momento di stallo, nel quale ci siamo fermati. Sicuramente, negli ultimi due o tre anni le nostre aspettative sono un po' calate. Adesso, avendo una squadra giovane, soprattutto visto che quest'anno abbiamo solamente due partite in casa, è facile riempire l'Olimpico. Chiaramente la Nazionale ha un certo fascino, dunque si fa qualcosa in più, rapportato alle due franchigie, cioè Benetton e Zebre, le quali non totalizzano, quando giocano in casa, più di tremila spettatori, laddove le altre squadre (partecipanti al Pro 14, ndr) ne fanno trentamila. La Nazionale ha ancora un appeal perché, chiaramente, si tratta di due partite importanti ufficiali. Per il resto il movimento non sta crescendo ma si è un po' fermato. Dunque abbiamo bisogno di risultati, di essere vincenti; la Nazionale darebbe una spinta maggiore, ma anche se le due franchigie, Benetton e Zebre come detto, si mostrassero un po' più vincenti, l'interesse per il rugby continuerebbe a crescere. Ma in questo momento, invece, secondo me si è fermato".

E questo come mai, secondo lei? Perché manca, in Italia, la mentalità di tipo professionistico, oppure c'è dell'altro?

"Il professionismo inglese e francese porta ad avere dei budget economici almeno dieci volte quelli dei club italiani. Dunque già da qui si può capire. Inoltre, i nostri sponsor principali vanno verso situazioni legate al calcio, e siccome di solito "soldo chiama soldo", in questo momento, nel circuito del 6 Nazioni, la nostra Federazione è quella che ha un budget economico inferiore rispetto a tutte le altre. E sia il valore del nostro campionato che quello delle due franchigie, situazione quest'ultima che ho descritto poc'anzi, lo dimostrano. Il nostro campionato è sicuramente un campionato di crescita, ma non di alto livello".

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