All Blacks: forse è il momento che Barrett giochi estremo

21/11/2018

 

Nel mondo All Blacks si lavora sempre con il fine unico di trovare l’equilibrio giusto, quel miscuglio perfetto tra gioventù ed esperienza, tra saper rischiare e ottenere dei risultati certi. Ma dopo la recente sconfitta contro l’Irlanda, nel test di Dublino finito 16-9, la ricerca di quell’equilibrio diventa sempre più difficile. 

 

Anche se questa sconfitta può ormai essere archiviata come una tra le poche, inflitta da un team eccellente e più cinico nei momenti giusti, sembra in realtà nascondere più significati di quello che si vuole ammettere. 

Ha riportato in superficie quel senso di fragilità che si annida in casa All Blacks da dopo la sconfitta contro i Lions a Wellington della scorsa estate. 

Da quel momento in poi, è stato fatto un ottimo lavoro per ricucire quella ferita, rendendola invisibile il più possibile, resta indiscutibile però il fatto che ci sia e soprattutto che sia evidente agli occhi delle squadre più forti: gli All Blacks non hanno ancora quell’estensione di gioco tale da riuscire ad accendere il proprio attacco in ogni circostanza. 

 

Steve Hansen ha dichiarato che gli All Blacks stanno provando un gioco diverso ultimamente. Non ha specificato in quale modo il piano venga attuato ma ha ammesso che la transizione tra il vecchio e il nuovo sta impiegando molto più tempo a svilupparsi, più di quanto lui stesso avesse immaginato. Specie per quanto riguarda il lavoro e le decisioni prese al piede: un aspetto che sembra essere regredito, rispetto agli eccellenti livelli di gioco raggiunti dagli ABs dall’ultima Coppa del Mondo ad ora. 

 

Ma davvero il balbettante attacco degli All Blacks, o la sua incapacità di far valere sempre il proprio gioco davanti avversari temibili in difesa, è solamente da attribuire ad un’altalenante record di conversion? 

L’irlanda e l’inghilterra hanno evidenziato come gli ABs non abbiano un’ottima combinazione nei 3/4 con Damian McKenzie che occupa il ruolo di estremo. 

Nonostante i grandi consensi del pubblico che ama vedere il giovane dei Chiefs rivestire quella maglia, pare non sia la scelta migliore e i tuttoneri sono al punto che non possono più far finta di non averlo visto. 

 

E’ questo allora l’equilibrio da perfezionare adesso. 

Per concretizzare ancora di più le possibilità di vincere la prossima Coppa del Mondo, gli All Blacks hanno bisogno di trovare un assetto diverso nel reparto del triangolo allargato, composto da qualcuno che possegga ottime abilità al piede lasciando Ioane e la sua potenza fisica all’ala sinistra. 

 

Se spostassero Ben Smith ad estremo, ruolo che preferisce di più, chi si potrebbe aggiungere sul canale destro ? 

 

Waisake Naholo non è uno che solitamente calcia e rincorre l’ovale e sarebbe facilmente intercettato da Sexton e Farrell. 

Nehe Milner-Skudder non ha le qualità di un numero 14 e Israel Dagg, nonostante un piede destro potentissimo, forse non riuscirebbe più a tenere il ritmo di un test match. 

Tutte le strade, a questo punto, sembrano convergere verso la famiglia Barrett, inquadrandola come la soluzione migliore per ritrovare l’equilibrio nel triangolo allargato. 

Jordie Barrett potrebbe essere la risposta che serve ad estremo, viste le sue ottime qualità da calciatore, prese al volo e placcaggi. Ma per il ventenne degli Hurricanes la strada è tutta in salita, almeno dal punto di vista mentale: suo fratello Beauden sarebbe comunque considerato la scelta migliore. 

 

Il dibattito su chi debba indossare la maglia numero dieci dei campioni del mondo è ancora infuocato dall’inizio dell’anno e ora pare che l’indecisione tra Barrett e Mo’unga è tale che nemmeno il coaching staff neozelandese riesce più a risolversi. 

 

Gli All Blacks sembrano avere un maggiore equilibrio nel triangolo allargato quando Mo’unga entra in campo dalla panchina e Barrett viene spostato ad estremo. 

Il ritmo, la continuità e l’intensità delle partite sono spesso diverse nel momento in cui avviene questo scambio in campo, ma nonostante ciò il set-up generale assume un aspetto migliore. 

Non solo, il connubio tra Beauden Barrett e Richie Mo’unga ha effettivamente più qualità e rafforza l’idea, tanto cara agli ABs, che in campo ci sia bisogno di due playmakers. 

 

Il modo in cui gli All Blacks giocano per ora, cambiando l’apertura con l’estremo in modo naturale e continuativo, senza che ci sia una perdita di fiducia nel lavoro di Barrett ad apertura o la percezione che Mo’unga l’abbia sorpassato, allora lui potrebbe continuare a n10 con quest’ultimo ad estremo titolare. 

 

Il benessere della squadra è la prima preoccupazione per gli All Blacks e ciò che viene difficile da chiedersi adesso è se il team ha bisogno di Barrett come estremo o in alternativa che Mo’unga parta titolare con la prospettiva di essere completamente coinvolto come primo ricevitore, anche se con indosso la maglia numero 15. 

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