IrevEng: quali sono i punti deboli dell'Irlanda?

30/1/2019

 

Perché l'Inghilterra non riesce a ferire l'Irlanda? 

 

L’esordio al Sei Nazioni 2019 sarà durissimo per l’Inghilterra di Eddie Jones. 

Gli inglesi affronteranno a Dublino (dove hanno vinto solo due volte) gli irlandesi, vincitori imbattuti della scorsa edizione del torneo.

L’anno scorso, all’ultimo round, l’Inghilterra è stata sconfitta 15-24, con un parziale di 5-21. 

Per quella occasione, Eddie Jones aveva scelto un pacchetto di avanti massiccio -Mako Vunipola, Dylan Hartley, Kyle Sinckler, Maro Itoje, Chris Robshaw e James Haskell- e la coppia di centri Ben Te’o e Jonathan Joseph, con Owen Farrell ad apertura. 

Il game plan ruotava quindi tutto intorno la mischia, una scelta che però non si è rivelata la migliore. 

L’Inghilterra non è riuscita a sfruttare bene le occasioni in rimessa laterale sui 10m irlandesi, ha perso molte opportunità al piede e, concedendo troppe punizioni, ha lasciato che l’Irlanda risalisse il campo. 

 

Peso vs abilità

 

Il tipico attacco inglese è centrato sull’avanzamento: un susseguirsi di carries che permette di conquistare la giusta distanza e liberare Farrell e la linea dei 3/4. C’è poca interazione tra questi ultimi e il pacchetto di mischia, il cui unico compito è avanzare demolendo l'avversario e cercando di vincere la linea del vantaggio. 

 

Ma se la mischia non riesce a guadagnare un vero avanzamento -specie contro la pesante difesa irlandese, i cui avanti sono meno massicci ma ugualmente forti e più aerobici- allora è difficile che dal pack arrivi ai 3/4 il giusto abbrivio per attaccare gli spazi abbastanza rapidamente da creare un problema agli avversari. 

E’ come se l’attacco diventasse rigido. 

Molte delle partenze dalle set piece inglesi fanno affidamento su due o tre carries per poter piegare la difesa avversaria, spingerla indietro, e assorbire più avversari possibili in un punto del campo per poter attaccare poi il lato debole. 

 

I 3/4 irlandesi però, grazie ad un’ottima capacità decisionale e interpretativa, sono abilissimi a fingere. Infatti, il loro schieramento difensivo cambia e si riadatta ad una velocità fulminea, specie se messi davanti ad una squadra che non è solita scaricare l’ovale prima del contatto. 

 

E’ raro che i trequarti inglesi giochino due fasi consecutive senza che il pacchetto di mischia prenda il controllo della situazione, rallentando ancora il gioco. Contro la dura difesa irlandese questo attacco unidimensionale, in cui vincere le collisioni è l’unica via, non può funzionare. 

 

L’insidia del calcio

 

Il 17 marzo scorso, nel match contro l’Irlanda, l’Inghilterra ha dominato possesso e territorio nei primi 5 minuti di gioco per poi buttare tutto all’aria usando un grubber in due occasioni diverse, mandando in fumo il lavoro fatto. 

 

Avere lo spazio per provare un calcio non ne garantisce il successo. 

 

Il problema è che la linea arretrata degli irlandesi è talmente brava a coprire sui cross-field kick che, a meno che non si tratti di un calcio eseguito a regola d’arte, è estremamente difficile che se ne riesca a ricavare qualcosa. 

E’ solo quando viene assorbito l’estremo o le ali che c'è davvero la possibilità che il calcio riesca. 

 

La vera costante della linea arretrata irlandese è Kearney. Le ali hanno il compito di capire quando muoversi per fare copertura e in questo compito Earls e Stockdale riescono benissimo. 

 

Il più delle volte le due ali fanno parte della linea difensiva, ma spesso anticipano la giocata del cross kick e hanno la grande capacità di riadattarsi in velocità e andarsi a posizionare per coprire. 

 

In tal senso, un episodio che chiarisce quanto bene i trequarti irlandesi siano vigili sulla copertura lo si trova nella partita contro la Scozia, quando l’apertura Finn Russell prova il calcio: 

-Earls lascia tutto lo spazio in profondità scoperto per congiungersi alla linea difensiva dei compagni, ma appena intuisce l’intenzione dell’apertura scozzese di calciare eccolo che ritorna a coprire indietro con rapidità. Russell non ha nemmeno completato il movimento del calcio che già Earls si trova in profondità del campo, prende l’ovale e chiama il mark. 

Quello che sembra essere campo scoperto con l’Irlanda non lo è. 

 

L’idea di andare ad esplorare il territorio irlandese in profondità spesso diventa un restart dai 22m che fa indietreggiare l’opposizione con 0 punti. La difesa irlandese, e in particolare le ali, anticipano le giocate e contrastano i calci, quindi più è prevedibile l’opposizione che hanno davanti, più sono alte le probabilità che il calcio venga coperto.

Dunque, l’opportunità in questo caso sarebbe quella di servirsi di questa tendenza irlandese e manipolarla a proprio vantaggio. 

 

Sempre nella stessa partita contro la Scozia, c’è stato un calcio da box, su un punto d’incontro vicino la linea di touche, che si sarebbe potuto risolvere in modo diverso: 

-Greig Laidlaw si sta preparando al calcio, il flanker irlandese Dan Leavy da le spalle all’attacco scozzese e sta tornando verso la profondità del campo scoperto dove già c’è Earls. Sul lato corto, anche Murray sta indietreggiando lasciando però un varco, un’opportunità, che gli scozzesi potrebbero sfruttare, se solo i loro trequarti fossero più profondi. 

Il mediano di mischia potrebbe tentare un finto calcio dal box per manipolare la difesa irlandese e trasformare la loro forza (ovvero la capacità di coprire così rapidamente la profondità) in un punto di debolezza. Ma non lo fa e in realtà pochissimi ci provano davvero.

 

Uno scenario simile si è presentato anche contro gli All Blacks:

-Barrett ha finto una giocata per un’altra e ha provato il grubber sulla profondità dell’area di meta irlandese verso la quale ha lanciato il compagno Ben Smith, mentre Kearney e Earls erano fuori dall’azione e Stockdale, da cacciatore qual è, puntava all’apertura neozelandese per trovare l’intercetto.

In quell’occasione però Pete O’Mahony è riuscito ad evitare la meta strappando l’ovale dalla presa di Smith. Di nuovo, anche se il grubber si dimostra l’opzione migliore l’Irlanda è capace di rendere futile un lavoro multifase. 

 

L’unica meta inglese dei primi 40 minuti di gioco, nella partita di Twickenham di marzo scorso, è proprio arrivata grazie ad un grubber di Farrell per Daly. Quello era il terzo tentativo e, su quattro totali, gli inglesi ci sono riusciti una volta sola.

 

Se l’Inghilterra si ritrova nella situazione di dover rincorrere il punteggio, la tecnica dell’avanzamento tramite il suo pacchetto di mischia diventa controproducente. È come  se gli inglesi s’impuntassero a voler segnare adottando un’unica strategia in vecchio stile, senza sfruttare la velocità della loro linea arretrata e la profondità giusta per creare gli spazi. 

 

Seguire questo tradizionale game plan, incentrato sui calci territoriali e sull’avanzamento da carries, condurrà l’Inghilterra a delle serie difficoltà quando il suo pacchetto di mischia verrà inevitabilmente dominato da quello irlandese, il quale forzerà un turnover e darà l’abbrivo ai propri trequarti. 

 

Neutralizzare il pacchetto di mischia, costringere a calciare via un buon possesso e avvantaggiarsi dell’indisciplina, sono le cose che hanno favorito il successo degli irlandesi l’anno scorso e che potrebbero penalizzare gli inglesi anche stavolta. 

 

 

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