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SuperRugby: tristezza Blues

Il team di Auckland ne perde un altra. 21-27 contro i Chiefs all'Eden Park.

E’ un triste periodo questo per i Blues di Auckland.

La franchigia neozelandese che partecipa al Super Rugby, il massimo campionato dell’emisfero australe, dal 1996 (anno in cui ha anche vinto il titolo), ha perso per la 13esima volta di fila contro un altro team conterraneo, i Chiefs, nella serata di venerdì scorso all’Eden Park, lo stadio di casa.

Sembra che la regione più a nord della Terra Della Lunga Nuvola Bianca (NZ) si sia rassegnata ormai ad essere niente di più che un territorio perfetto per allevare nuovi talenti in attesa che questi vengano poi adocchiati e portati da tutt’altra parte ad affinarsi ancora di più.

La squadra di Auckland, che partecipa alla Mitre 10 Cup, la massima competizione a livello nazionale che coinvolge tutte le province, non vince il campionato dal 2007; l’ultima volta che i Blues hanno vinto il titolo di campioni di Super Rugby risale al 2003: né Auckland ne i Blues sembrano riuscire a trasformare un vivaio di talenti fenomenali in una buona rosa competitiva.

Il coach dei Blues, Tana Umaga, ex tre quarti centro degli Hurricanes e capitano degli All Blacks prima di Richie McCaw nel 2005, sta affrontando una grande prova di carattere da quando, nel 2016, si trova alla guida del club. Paziente, realistico nelle aspettative, cerca di instillare settimana dopo settimana il giusto mindset ai suoi uomini per affrontare anche le sfide più dure. “Dobbiamo capire cosa significa per noi giocare come Blues. Questo è un punto su cui stiamo lavorando tanto, si è intravisto qualcosa la scorsa settimana e si è rivisto anche nella sfida contro i Chiefs, tra il primo e il secondo tempo”.

Sicuramente adesso il team, alla guida di Umaga, è molto più strutturato rispetto al 2015, più disciplinato e coeso. Ma é possibile che siano solo questi tenui miglioramenti il massimo del potenziale raggiungibile dal club? Che quella di Umaga sia un’impresa impossibile?

Dopotutto siamo solo all’inizio della stagione: troppo presto per essere così pessimisti.

I motivi che sembrano rallentare la crescita del club, potrebbero essere l’incapacità di fare scelte giuste nei momenti critici e non riuscire a mantenersi lucidi e spietati, commettendo sempre più errori banali come nel match contro i Chiefs in cui Melani Nanai si libera dell’ovale senza far caso ai sostegni che ha intorno, agevolando così una meta per intercetto degli avversari. L’esecuzione non è sempre uguale all’intenzione e infatti i Blues la pagano concedendo 14 punti in 5 minuti.

Non hanno nemmeno approfittato della vulnerabilità dei Chiefs che contavano 15 giocatori indisponibili per infortunio. “Abbiamo avuto delle possibilità ma non le abbiamo colte” così si esprime Umaga con disappunto nelle interviste post match. Il suo tono era un mix di angoscia e sgomento, mentre ribatteva sulle stesse ragioni di sempre per giustificare l’esito della partita, come se intravedesse, per la prima volta, un futuro dove la storia si ripete all’infinito, nonostante le ore di duro lavoro.

Dilaga dunque un forte sentimento anti-Auckland lungo il territorio neozelandese.

Ma chi assapora la disfatta dei Blues non ha chiaro che rema contro i propri interessi.

Il CEO del New Zeland Rugby Steve Tew ha chiarito in settimana che se la Nuova Zelanda, e grossi club come Chiefs e Crusaders, stano bene economicamente lo devono alla provincia di Auckland. “Tutto ciò che succede nella più grande città del nostro paese” ha detto Tew “determina l’andamento dell’economia del rugby. Se riempi l’Eden Park hai solo ottimi risultati, i numeri crescono”.

Un Auckland più forte vuol dire più fatturato per tutti, più soldi per la Nuova Zelanda. E allora sembra quasi inutile dire che tutti dovrebbero sin da ora sperare che i Blues, al momento in tour in Sud Africa, conquistino due vittorie dimostrando finalmente di essere un team consistente e di saper prendere le giuste decisioni.

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